Appunti del Viaggio in Birmania - Myanmar

Appunti del Viaggio in Birmania - Myanmar

Autore: Sig. Fiori

Destinazione: Appunti del Viaggio in Birmania - Myanmar

Periodo di viaggio: 23 FEBBRAIO - 04 MARZO 2012

APPUNTI DEL VIAGGIO IN BIRMANIA (MYANMAR)
23 FEBBRAIO - 04 MARZO 2012

Sono molte e varie le impressioni che si acquisiscono durante un viaggio in Birmania, attualmente denominata Unione del Myanmar.
La leggendaria "Terra dell'Oro" è infatti uno dei più estesi e complessi Paesi del Sud-Est asiatico, con una storia antica ed una straordinaria civiltà legata sia alla religiosità buddhista therevada, considerata la più pura ed ortodossa, sia alla tradizionale saggezza delle persone anziane.
Ancora prima di mettere piede in Birmania, osservando il territorio dall'oblò dell'aereo, ci si rende conto che il terreno è fertile, ricoperto da una rigogliosa vegetazione tropicale, razionalmente coltivato nelle ampie zone pianeggianti grazie anche ai numerosi corsi d'acqua che le attraversano. Fra questi giganteggia l'Irrawaddi, la spina dorsale dei traffici fluviali e la principale sorgente di vita del Myamar.
In tutto il Paese si incontrano migliaia e migliaia di pagode dalle caratteristiche guglie bianche o dorate, che, simili ai nostri tintinnanti campanelli di bronzo, isolate o raggruppate come tante pecore al pascolo, emergono dalle frondose chiome degli alberi anche quando non te le aspetti: nelle grandi città, nei miseri villaggi, sul dosso di una colle o sulla riva di uno specchio d'acqua.   
I birmani infatti sono un popolo profondamente religioso: per loro la costruzione o quanto meno l'abbellimento di edificio sacro è fonte di acquisizione di meriti speciali in vista di una loro migliore reincarnazione futura. Ed analoghi meriti si possono ottenere anche con la costruzione di un'immagine scultorea del Buddha, raffigurato in tutte le misure e in tutte posizioni, e venerato da tutti come se si trattasse dell'"Illuminato" in carne ed ossa. Più volte ci siamo chiesti quante e preziose statue di Buddha abbiamo visto, nei templi antichi e moderni, e persino nelle caverne, durante il nostro pur breve soggiorno birmano. Soso, la nostra giovane e brava giuda locale alla quale ovviamente abbiamo girato la domanda, ci ha risposto che, in Birmania, un turista attento ed interessato vede certamente più statue di Buddha che non persone. E, lo ricordo bene, in quel momento stentavamo a procedere col nostro pullman perché le strade di Yangon erano intasate di veicoli e di pedoni.
Un altro elemento che colpisce il turista in ogni località della Birmania è la costante e numerosa presenza dei monaci, facilmente riconoscibili per loro tonaca rosso amaranto e per la testa sempre perfettamente rasata. Essi costituiscono una classe sociale privilegiata alla quale ogni buddhista vorrebbe appartenere anche se tale sogno non diventa per tutti realtà. Eppure, almeno per due volte nella vita, ogni buddhista maschio vive, almeno per un certa periodo, l'esperienza del pongyi, cioè del monaco: da ragazzo, quando con una festosa cerimonia che coinvolge l'intera comunità,  accede al monastero come novizio e quindi, da adulto, in un momento particolarmente importante o significativo della sua vita.
Ci è sembrato strano ma assai interessante è il loro quotidiano esercizio della questua, con la quale i monaci traggono ogni loro sostentamento, e che essi svolgono durante l'intera mattinata, girando scalzi per le vie della città e dei villaggi con le loro tipiche ciotole di lacca nera. Al loro rientro, prima di mezzogiorno, tutti insieme, seduti sul pavimento ed in assoluto silenzio, consumano il loro unico pasto della giornata, prendendo dalla ciotola il cibo, sempre a base di riso condito con carne e verdura, usando esclusivamente la mano destra. A tale proposito, ci piace ricordare l'emozionante esperienza da noi vissuta a  Mandalay durante la solenne processione di circa 1200 monaci che, in profondo raccoglimento, avanzavano verso un cortile dove, quel giorno, il pasto era servito loro da alcuni ricchi benefattori.
Anche l'architettura birmana ha un carattere prevalentemente religioso e per lo più risale ad un periodo non molto lontano nel tempo. Templi e stupa sono i più numerosi e suggestivi edifici che si incontrano in ogni angolo del  Paese e che trovano la loro massima concentrazione nella piana di Bagan dove, nonostante i crolli avvenuti per cause naturali o per le distruzioni belliche, si ergono ancora oltre 2000 monumentali costruzioni sacre che, specie, nell'ora del tramonto, testimoniano ancora lo splendore di  questa antica capitale birmana.
Per raggiungere le varie località inserite nel programma di viaggio di questo grande Paese asiatico, necessitano diversi mezzi di trasporto: dai moderni e puntuali aerei ATR 72 dell'ottima compagnia di bandiera Yangon Airways ai vecchi ma solidi autobus di fabbricazione giapponese, con tanto di gradino mobile rosso messo opportunamente dal boy dell'autista al momento della nostra salita e discesa, idonei ad affrontare non solo il caotico traffico cittadino ma anche le strade impervie e spesso in pessime condizioni che ci hanno permesso di raggiungere le suggestive grotte di Pindaya. Abbiamo fatto esperienza dei battelli fluviali, delle solide barche per traghettare dall'una all'altra riva di grandi fiumi, delle velocissime imbarcazioni con le quali abbiamo navigato in lungo e in largo su tutto il grande Lago Inle e, persino di una romantica e sgangheratissima carrozzella per raggiungere, in aperta campagna, il sito archeologico di Ava.
All'ingresso di ogni zona sacra, che in Birmania sono infinite, ci siamo sempre rispettosamente tolte le scarpe e le calze ed abbiamo camminato a piedi nudi su lucidi pavimenti di marmo ma spesso anche su vecchi assiti con chiodi sporgenti, su piastrelle umide e scivolose, su lunghi camminamenti di cemento ruvido e spesso sulla nuda terra battuta. Naturalmente, alla sera, in albergo, avevamo bisogno di un prolungato e vigoroso pediluvio durante il quale potevano constatare i progressi fatti nel nostro cammino ... ascetico.
I miei appunti di viaggio proseguono con tante altre annotazioni; non voglio andare oltre non solo per non tediare chi mi vorrà leggere ma anche per guastare la sorpresa di chi ha già deciso di conoscere direttamente la Birmania, un Paese di affascinante bellezza ed ancora non guastato dal turismo di massa, nel quale i grandi splendori dell'Oriente vengono impreziositi anche da una popolazione sempre gentile, educata ed ospitale. 
Piergiorgio Fiori